domenica 16 novembre 2014

Soledad ...




Solitudine non vuol dire che la vita non ha più senso, ma che la vecchia vita non ha più senso.
E’ un segnale inviato dall’anima per farci cercare una nuova strada.
(Ruediger Schache, Il Progetto Segreto della Tua Anima)



Solitudine, amica mia

Parla il corpo, l’anima narra sentimenti, la voluttà si fa
 malinconia,
gli occhi muti chiudono il cuore.
Ora che tutto è globale, la nascita e la morte banali,
il dolore e la dignità rituali.
Ora che il vuoto, l’eccesso, l’apparire sono l’essere,
ora che siamo senza vergogna e non ci indigniamo più,
ora sappiamo cos’è la solitudine.
Ora cerchiamo quel vento tenace intimo e profondo che mai mente,
come il suono di un flauto è la voce che abbiamo dentro,
il senso delle parole mute, la sottile voglia di voler stare soli,
non c’è rivoluzione più intensa del pacato pensare in silenzio.

( Sulfureo)

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"Vivere con un'immensa e superba imperturbabilità; sempre al di là -. Avere e non avere a proprio talento le nostre passioni, il nostro pro e contro, concederci per qualche ora a esse, su di esse assiderci come su cavalli o spesso come su asini - si deve infatti saper utilizzare tanto la loro stupidità quanto il loro fuoco. Conservarci i nostri trecento prosceni; e pure gli occhiali neri: giacché esistono casi in cui nessuno deve guardarci negli occhi e ancor meno nei nostro «fondali». E sceglierci per compagno quel vizio birboncello e gioviale che ha nome cortesia. E restare padroni delle nostre quattro virtù, coraggio, perspicacia, simpatia, solitudine. La solitudine è infatti presso di noi una virtù, in quanto sublime inclinazione e trasporto per la pulizia, la quale indovina come nel contatto tra uomo e uomo - «in società» - debba risultare un'inevitabile mancanza di pulizia. Ogni comunità rende in qualche modo, in qualche cosa, in qualche momento - «volgari»" (da Al di là del bene e del male, n. 284).

( ricevuto in dono da Garbo)

3 commenti:

  1. Parla il corpo, l’anima narra sentimenti, la voluttà si fa malinconia,
    gli occhi muti chiudono il cuore.
    Ora che tutto è globale, la nascita e la morte banali,
    il dolore e la dignità rituali.
    Ora che il vuoto, l’eccesso, l’apparire sono l’essere,
    ora che siamo senza vergogna e non ci indigniamo più,
    ora sappiamo cos’è la solitudine.
    Ora cerchiamo quel vento tenace intimo e profondo che mai mente,
    come il suono di un flauto è la voce che abbiamo dentro,
    il senso delle parole mute, la sottile voglia di voler stare soli,
    non c’è rivoluzione più intensa del pacato pensare in silenzio.

    Ciao un delicato abbarccio
    sulf

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  2. Approfittare dell'aforisma da giovani. Da vecchi non ci sono altre vite all'orizzonte.

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  3. "Vivere con un'immensa e superba imperturbabilità; sempre al di là -. Avere e non avere a proprio talento le nostre passioni, il nostro pro e contro, concederci per qualche ora a esse, su di esse assiderci come su cavalli o spesso come su asini - si deve infatti saper utilizzare tanto la loro stupidità quanto il loro fuoco. Conservarci i nostri trecento prosceni; e pure gli occhiali neri: giacché esistono casi in cui nessuno deve guardarci negli occhi e ancor meno nei nostro «fondali». E sceglierci per compagno quel vizio birboncello e gioviale che ha nome cortesia. E restare padroni delle nostre quattro virtù, coraggio, perspicacia, simpatia, solitudine. La solitudine è infatti presso di noi una virtù, in quanto sublime inclinazione e trasporto per la pulizia, la quale indovina come nel contatto tra uomo e uomo - «in società» - debba risultare un'inevitabile mancanza di pulizia. Ogni comunità rende in qualche modo, in qualche cosa, in qualche momento - «volgari»" (da Al di là del bene e del male, n. 284).
    Molto bello il commento di Sulfureo, versi sublimi che meritano un'attenta meditazione.
    Ciao

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