Fogli sparsi... dal diario di un storia





18 agosto 2009...

Mentre gli sistema le flebo, Cristina lo guarda con un accenno di sorriso.
 E’ l’infermiera che fa il turno di notte. Si chiama come me.
Scommetto che non le dico niente di nuovo se le dico che suo marito assomiglia tantissimo a Vasco Rossi, vero?  Mi dice sottovoce.
”Si , certo, me lo dicono spesso, è vero gli assomiglia molto, ma lui non ci tiene tanto perché Vasco come cantante non gli piace per niente, a differenza di me che invece lo adoro."
Passerà spesso poi a controllarlo durante la notte e ogni volta avrà una parola anche per me.

E’ interminabile la notte in una stanza d’ospedale.
Tutto e’ interminabile dentro un ospedale.
Il tempo cessa di avere il suo valore dentro le mura di un ospedale.
Ogni minuto che passa sembra più lungo di un’ora.
Specialmente quando si aspetta nella sala d’attesa, con gli occhi che non si schiodano dalla porta della sala operatoria, con le notizie che non arrivano e tu non riesci più a controllare il battito cardiaco, senti il cuore che impazzisce e ti manca il respiro e vorresti gridare e vorresti che qualcuno ti aiutasse perché hai paura di essere tu ora a non farcela, si, hai paura che il cuore ti ceda, certo, si, questa sensazione che il tuo cuore stia cedendo ti perseguita per tutto il tempo d’attesa.
Ti vergogni della tua paura.
E’ lui che sta rischiando la vita, non tu.
E’ lui che è sotto i ferri, non tu.

E poi ti lasci andare, si, non ce la fai più e lasci che le lacrime seguano il loro corso naturale.
Sono silenziose le lacrime. Non disturbano nessuno.
Vedi che lo fanno anche altri, si, non c’è nulla di male ad affidarsi alle lacrime. Nel tuo caso creano una piccola barriera  che ti serve per  attenuare un devastante senso di impotenza, perchè tu ora non puoi fare niente, devi solo aspettare.
In mano, per tutte le sei ore e mezza tieni  la busta che lui ti ha consegnato prima di lasciare la stanza..” Ti ho scritto un po’ di cose “ ti ha detto posando l’intensità del suo azzurro nei tuoi occhi.
Ma tu non hai voluto leggerla. La leggerai quando lui ritornerà. Si. Perché lui ritornerà.

Il primo spiraglio di Luce arriva alle 13 e 30.
Il dott. P. ti vede, ti fa il segno di OK con le dita, ti chiama. Ti avvicini a lui, sei tesissima, lui ti prende la mano, un gesto molto umano, : “Stiamo finendo, l’intervento è riuscito, lo terremo  ancora un paio d’ ore sotto osservazione e poi uscirà, è stato un intervento impegnativo ma è andato bene. "
Il secondo spiraglio di Luce arriva verso le quindici: Lui, il suo respiro, la mia mano nella sua.
E’ lunga la notte in una stanza d’ospedale.
In piedi davanti all’enorme finestra   che c’è in quella stanza numero sedici i miei occhi cercano stelle cadenti.
Ah, si, la lettera. Ora posso leggerla. Si.

Cristina

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Era un sabato sera.
Uno di quei sabati sera speciali, dove io e i miei amici ci ritroviamo tutti nella discoteca del nostro caro Robertino, mettiamo da parte ogni problema che la vita tenta sempre di appiccicarci addosso e ci affidiamo a quel tanto di leggerezza che basta per trascorrere insieme una manciata di ore felici.
Quel sabato mi ero proprio scatenata, avevo ballato ininterrottamente per quasi due ore sulla pista dei latino americani, di tanto in tanto alzavo il braccio per salutare Occhi Azzurri che dal tavolino dov’era seduto insieme agli altri amici mi guardava e poi alzava gli occhi al cielo… Di certo il suo pensiero era sicuramente questo: “Ma è possibile che, quella matta sia proprio mia moglie?”
Sudata fradicia e con il fiatone che non mi dava tregua, mi avviai al bancone del bar,… Troppa gente,… si, c’era troppa gente al bar dei latino americani.
Uscii fuori dalla sala e mi incamminai  nella sala dei balli lisci.
Il complesso di Franco stava suonando un bel valzer romagnolo.
Seduta sullo sgabello, mentre aspettavo che mi portassero un’acqua brillante fresca, mi girai ad osservare le coppie che volteggiavano in pista.
Ad un tratto i miei occhi si posarono su una coppia.
Lui , un bell’uomo, sulla sessantina, forse anche di più, vestito elegantemente, capelli brizzolati, leggermente ondulati,  aveva il pizzetto sul mento e sorrideva alla sua dama. Notai che i loro movimenti erano più lenti rispetto alle altre coppie, lei la vedevo di spalle, i suoi passi erano alquanto goffi e non seguivano per niente il tempo, ma lui era molto paziente e la faceva volteggiare sorridendole spesso.  Ricordo che  venne da sorridere pure a me  al pensiero  che, finalmente avevo trovato una donna che ballava il valzer peggio di me.
Il cameriere  portò la mia bevanda ed io per un attimo distolsi lo sguardo da loro.
Ero ancora con il bicchiere sulle labbra quando vidi lei. Accidenti,  era una ragazza! Avrà avuto forse 25 anni, o forse più, ma a dire il vero non riuscivo a darle un’età. 
Era Down. Si. Era una ragazza Down. Era una ragazza Down con una splendida espressione felice in volto.
Rimasi … no…non so spiegare come rimasi,….davvero, non so spiegare,…. So che non riuscivo a staccare gli occhi da quella coppia, so che…. avrei voluto essere “come il giovedì”, mettermi in mezzo a loro per starmene  abbracciata alla dolcezza di lui e alla gioia  di lei.
Il valzer finì, e  un attimo dopo si avvicinarono al banco del bar, erano proprio vicino a me.
Continuai a bere la mia acqua brillante, ma l’orecchio era teso ad ascoltare ciò che si dicevano.  Lui la chiamava “Amore” :” Guarda bene Amore… Un due tre. Un due tre. Un due tre, tu devi fare solo questi movimenti, un due tre un due tre, vedrai, imparerai bene, un po’ alla volta, senza fretta.” Lei, si metteva le mani sul viso e rideva.
Dalla pista arrivarono i primi accenni di un tango e la ragazza esclamò euforica:
 “ Papà papà balliamo ancora? “.
Il suo Cavaliere le sorrise e le rispose: “ Si Tesoro , papà ora ti fa ballare il tango”. E mentre loro ritornarono in mezzo alla pista… i miei occhi …devo essere sincera si inumidirono, ma rimasero lì per tutto il tempo del tango… incollati su quei “passi d’Amore”. Mi venne poi il desiderio di ringraziare la Vita, per essere stata molto generosa con noi nell’ averci donato così tante sfumature dell’Amore.



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(Immagine dal web)

Quando nel silenzio riaffiorano i ricordi...

Mi piace, si, mi è sempre piaciuto ascoltare il silenzio.
Chissà,  forse uno dei motivi per cui sono sempre l’ultima ad uscire dall’ufficio è anche questo. E’ l’unico momento della giornata, in cui mi sento totalmente "mia"…, non so se riesco a spiegarmi…., voglio dire che è l’unico momento in cui posso ascoltare i miei pensieri senza avere  nessuno tra i piedi.
Qualche sera fa, i pensieri silenziosi, sono andati a raggiungere nonna. 
Ogni tanto  nonna torna , non ci sta niente da fare. Sembra quasi che, senta il mio richiamo, e Lei puntualmente arriva.
Quando nonna se ne andò per sempre, zia Maria mi comunicò che  aveva lasciato qualcosa in eredità per me. "Cristina, devo darti alcune cose  che Lei ha voluto donarti, vieni a prenderle". Ricordo come fosse ora  quanto mi batteva il cuore quel giorno quando  zia mi porse quella scatolina rossa... Mentre l’aprivo, mi tremavano le mani. Sapevo già cosa conteneva quella minuscola scatolina di velluto rosso. Era l’anello…. Si. L'anello di nonna.
Ripercorsi in pochi attimi tutti gli anni passati con Lei. Mi rividi bambina, quando aspettavo che Lei uscisse dalla camera e allora io di nascosto aprivo quel vecchio cassetto del comò, prendevo la scatolina rossa, tiravo fuori l’anello e lo mettevo al dito. Ero affascinata da quell'anello, gli parlavo, fantasticavo, ci giocavo, era come ... una specie di amico segreto. Si.
Era il suo anello di fidanzamento, le stava d'incanto al dito della sua mano scarna e  Lei lo adorava.  
Chissà quante volte mi avrà spiata di nascosto mentre  aprivo quel cassetto!   Mi par quasi di vederla mentre sorride assistendo alla scena….
Forse sarebbe stato più giusto lasciarlo a zia Maria, in fondo lei era la figlia,….io glielo dissi. Era commossa pure zia quel giorno, ma non volle sentire ragioni." "No Cristina, è un desiderio di nonna, l’anello è tuo, non devi farti nessun problema....aspetta, c’è un’altra cosa che nonna ha voluto lasciarti".
La sua borsetta di pelle nera. Non andava da nessuna parte senza la sua  borsetta al braccio.
Dentro c’erano ancora tutte le cose a Lei care, che custodiva gelosamente. La corona del rosario, la lettera di auguri che le aveva inviato il Sindaco per i suoi 100 anni, il suo portamonete con gli ultimi soldi , i santini delle novene alla Madonna, le chiavi di casa, le foto dei suoi figli e del nonno, l’ultima lettera che zio Armando le aveva spedito dall’Israele, il fazzoletto che metteva in testa quando usciva...  C'è ancora il suo profumo su quel fazzoletto, si, c'è l'odore buono della sua pelle.
L'anello lo porto sempre al dito. La borsetta è ben custodita dentro il terzo cassetto della mia scrivania, e quando la apro  e sfioro le sue cose...  è come  se Nonna  non se ne fosse mai andata, è come fosse ancora lì ... accanto a me.
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IL ROSSO E' IL MIO COLORE

Esco dalla doccia, infilo in fretta l'accappatoio, accidenti , ma perchè io non riesco ad essere mai puntuale???  Ufff!
Mi guardo allo specchio,  faccio una smorfia, sono la mia specialità le smorfie, ne invento una al giorno.
E voi? come vi sistemo ora???  forza, datemi un'idea,  veloci su che non ho tempo da perdere.  Che cosaaa????? Nooo non se ne parla nemmeno, no no e ancora no. Non mi va proprio  di vedervi sciolti stasera, che  poi mi state sempre davanti agli occhi, e mi tocca sempre stare li a spostarvi,  la prossima settimana se mi gira vi faccio stirare per benino,  non vi sopporto più così ricci. Antipatici. Scorbutici. Rompipalle.  Su dai,  torniamo a noi, vediamo.... io ... quasi quasi vi raccolgo dietro la nuca con uno chignon, si si certo, farò proprio così, il mio viso  deve essere libero stasera. LIBEROOOOOOOOO!
Ecco fatto,  ora un pò di trucco, leggero, poco poco, si, così va bene.
Come mi vesto????? Accidenti, e ORA  COME MI VESTO??????
Apro l'armadio. Dai dai veloce. Dunque, vediamo... metto il vestito bianco? Abbronzata così,  non mi starebbe niente male
Metto il nero? Noooo uffa sempre quello.
Il Rosso. Si, certo. Il rosso. E'stupendo il rosso.
Lungo fino alle caviglie, di stoffa leggera,  bretelline sottili, scollatura da capogiro,... si..... è un incanto. Ok. Aggiudicato. Metto il Rosso.
 Ecco, ora un filo dorato al collo,  2 piccolissimi rubini alle orecchie, ed è fatta.
Accidenti... il clacson....merd ... arrivooo....., un attimo ancora,  manca il rossetto. E quale metto ? Quello chiaro, si, quello che piace a Lui, ops...dimenticavo  una spruzzatina del mio Chanel,  ecco fatto, ora posso andare, no......un'ultimo controllino allo specchio dai,... ohh  cavolo.... uauu...non credo ai miei occhi!!!!
Il motore dell'auto è già acceso. Lo guardo,  O mamma mia che grugno... è incazzato nero.
:" Ne ho due palle di arrivare sempre in rit ...."   Non parla più. Mi guarda. Che è quello sguardo. ??? Accidenti, mio marito mi sta...ehm...  mangiando con gli occhi. Da quanto non lo fa??? Un’eternità credo…
Io muta. Zitta zitta.
Partiamo. In macchina  c'è un silenzio di tomba. Arriviamo al ristorante, I nostri amici sono tutti già seduti ai tavoli, Lui imbarazzato cerca di trovare una scusa per il ritardo, Io,  solita faccia da schiaffi,  saluto con la mia arma migliore: il sorriso,  e mi accomodo subito.
Sguardi. Si. Vedo i loro sguardi. Stasera ho fatto centro.
Cena squisita, Compagnia piacevole e allegra. Sono felice. Stò bene con loro. Sto bene con me stessa. Mi sento Viva. Si.
Roberto chiede:" Dove suonano i Good Mama stasera?... Lui risponde:" Sono al  Banale, che dite?  andiamo là?
Tutti d'accordo. Si va al Banale.
Musica piacevole quella dei Good Mama, Gli uomini ordinano il loro drink,  le donne la loro acqua tonica, Io e Supertette il nostro Calippo,  Nooo, io ci ripenso, stasera niente Calippo, naaaa niente da fare, se mangio il Calippo sono sicura che macchio come al solito il vestito e poi loro come al solito mi prendono in giro con la frase che non vedono l’ora di pronunciare per farsi la risata: “ Joe la goccia ha colpito ancora”.  E poi io mi incazzo. E poi… si vabbe...
Ehm, cameriereeee, acqua tonica pure a me. ( tiè!)
I musicisti fanno una pausa, il dj mette i latino-americani, comincio a muovermi, adoro quella musica.
Gianni si alza e mi invita a ballare.
Andiamo in mezzo alla pista. E' una salsa.  Mi lascio andare.  Stupendo. E' travolgente questa musica. Rido. Sono felice.
Sono le 2 e mezza passate. Ci salutiamo tutti. Ci abbracciamo. E' bello abbracciare le persone che ti fanno stare bene.
Saliamo in macchina, Partiamo,  Ancora silenzio.  Uff... che è Orso lo sò,  ma una parola la potrebbe pure dire!!!
A 200 mt. da casa ferma la macchina.
- Beh... perchè ti sei fermato?
Mi guarda.
Sei molto bella stasera!
- Lo so. 
- La solita modesta.
- Lo so.
- Gianni non ti toglieva gli occhi di dosso..
- Si . Me ne sono accorta.
- E tu???
- E io che?????
- Ti piaceva , ammettilo.
-  Si. Mi piaceva.
- Quando ti ho conosciuta eri una "selvaggia"..... ora... sei.....
- Quando mi hai conosciuta ero una" bambina.", ora sono una Donna Matura caro il mio Orso!
- Come mai dopo tutti questi anni  siamo ancora insieme noi due???? Eh... Donna Matura????
- Secondo te?
- No dillo tu.
- No dillo tu.
- Ok. Lo dico io. Aspetta....
- Sto aspettando…  ufff,  te e i tuoi silenzi siete noiosi, mi avete proprio rotto le palle.
- Si.  lo so che ti danno fastidio i miei silenzi. Ma sono fatto così....
- Embè,  stò ancora aspettando: perchè siamo ancora insieme noi due????
- Lo sai il perché.
- No. Non lo so. Non lo so più.
- Ti Amo.
- Anch'io.
- Facciamo l'amore qui, adesso… ???
- Ma sei mattoooo...????... l'ultimo drink deve averti dato alla testa....,... ma sentilo.....
- Sei una donna stupenda!
- Lo so.
- Eccola.... tu  dovevi chiamarti Modesta,  ti sarebbe stato a pennello stò nome. (ride divertito)
- Dai , smettila di prendermi in giro, torniano a casa....
- Che lenzuola hai messo a letto?
- Quelle blu'.
- Lenzuola blù   lenzuola blù,  adoro le lenzuola blù….


(un passaggio di vita di qualche estate fà trovato tra i miei fogli sparsi...)


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Lunedì 2 giugno 2003 ore 11 circa, squilla il mio cellulare.
"Ciao Cris, sono Enrico,... qui ad Apecchio siamo fuori dal
mondo, non ci stà proprio niente,... senti fammi un piacere,
guarda in internet gli orari dei treni. Lui ha trovato chi lo
porta fino a Bologna. Poi da Bologna prende il treno ed
arriva a Padova."
"Si,... va bene Enrico... mi segno gli orari e poi ti richiamo.
Allora??? Come è stato questo incontro?? Vi state divertendo??"
"A Silvi l'anno scorso è stato molto più bello... quà è tutto
troppo tranquillo, però siamo una bella compagnia,... Esse è
arrivata con tutta la famiglia,... Fingo è venuto su in moto a trovarci,
c'è Angelì,... Egle,..e molti altri... è un peccato che non sei venuta.. Ah senti Cris... Lui ti piacerà.... è una persona stupenda.... vedrai.."
Trovo gli orari. Richiamo Enrico. Mi passa Lui.
Accento francese.
Una  voce calda, profonda.
All'inizio siamo un pò imbarazzati,... no... Lui a dire la verità no..., io si... un pochino si...
Ma è normale per me..
Lui rompe subito il ghiaccio.
"Eccola Scassapalleeee,  ehehehehe! Oh mamma, che
bella voce! "
Sorridiamo, poi viene tutto naturale, cominciamo a
parlare, come abbiamo sempre fatto in messenger  con
un'incredibile spontaneità, solo che ora cè qualcosa in più,
ci sono le nostre voci. Che bello!
Gli do gli orari dei treni, mi dice che quando sarà arrivato a
Bologna mi ritelefonerà. Ci salutiamo.
Verso le 15 mi chiama Rosso.
" Crissssss... macciaoooo..... eheheheheh! Allora?? Vi siete
sentiti?? A che ora arriva?? Ehi, guarda che vengo anch'io a Padova stasera, perchè poi viene a Belluno con me, lo ospito a casa mia."
Racconto a Rosso della nostra telefonata.
Ci salutiamo con molta cordialità.
Ci diamo appuntamento per sera.
Mi preparo con cura.
Verso le 18 sono in stazione. Binario 2.
Il treno è arrivato. Ma... non lo vedo.
Enrico mi chiama. Vuole sapere se è arrivato.
Io sono un pò agitata,.. non lo vedo.. accidenti non lo vedo.
Mi richiama anche Rosso. Me lo descrive un pò.
"Dunque Cris,  Lui è : magro, alto circa un metro e settanta, ha
la barba, porta gli occhiali,... ehi.. ha pochi capelli , eheheh"
"Si Rosso, l'ho visto in foto non preoccuparti so riconoscerlo."
"Ehi Cris senti,   guarda che sicuramente ha la pipa in bocca."
Esco dalla stazione sconsolata, sono già le 18,30, un mare
di gente,... ma di Lui non c'è traccia.
Sono sul piazzale della Stazione, vicino alle cabine
telefoniche. Squilla il cellulare.
"Ehiiii Scassapalle... ma dove sei?''"
"Uffy... sono fuori dalla stazione,... ehm vediamo... esattamente
vicino alle cabine telefoniche.... e tu dove sei???"
Un attimo di silenzio... poi lo sento ridere.
"Ahahahahah.... girati un attimo....dai.. girati un attimo...ahahahah"
Mi giro. Siamo uno difronte all'altra.
Ride come un pazzo.
Io rimango per un attimo impapinata come un salame.
Poi scoppio a ridere anch'io. Poi silenzio. Poi ci guardiamo.
Poi Lui esclama :" Oh signur, che bela tusa" ...Poi io grido: " Sirrrr"...
Poi ci abbracciamo. Che bell'abbraccio. Molto bello. Molto forte.
Poi.. poi... parliamo... parliamo... parliamo... ci viene facile, come lo avessimo sempre fatto, ma si,  si certo lo abbiamo sempre fatto, messenger è servito a questo, tramite questa tastiera abbiamo lanciato mari di parole e di pensieri, e non solo con Lui, anche con gli altri, abbiamo imparato piano piano a conoscerci... e ne è valsa la pena..., si perchè abbiamo regalato un qualcosa in più alle nostre vite,... ci siamo regalati delle belle amicizie.
Questo strano "web"...non sempre ti riserva amarezze, delusioni....,attraverso il suo mare di parole.... a volte....riesce anche a donarti quel qualcosa di "prezioso" che è L'Amicizia. 

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Il Primo Amore non si scorda mai


Avevo 14 anni, ma non ero ancora una "squinzi".  Le mie amiche vestivano già con minigonne vertiginose e si truccavano, io ancora no.
Veramente neanche adesso vado molto d'accordo con il trucco ed accessori vari, ma insomma a quell'età ero proprio "un'ascara" (così mi diceva mia madre).
"Non hai ambizioneeeeee ,tirati su quei capelliiii!!!" mi ripeteva in continuazione.
Eh si, i miei capelli, a quell'età li avevo molto più lunghi di adesso, erano una cascata di ricci castano scuro che arrivavano al fondoschiena.  Ero uno scricciolo di ragazzetta, secca secca, le mie amiche avevano già la terza di reggiseno, io invece se volevo indossarlo, dovevo mettermi una prima imbottita. Vestivo sempre in jeans e scarpe basse, e... avevo quello schifo di caratteraccio, sempre sulle difensive, sempre pronta ad attaccare tutto e tutti.
Hai una lingua che taglia e che cuce, mi diceva mio padre.
Era difficile andare d'accordo con me.

Comunque,  nel rione  dove abitavo, ogni anno si organizzava una festa, e quell’anno  arrivarono per la prima volta  le giostre.
La prima sera, io e le mie amiche, con l’entusiasmo e l’allegra spensieratezza della nostra età  si partì tutte assieme  per il Luna Park, loro naturalmente preparate con tutte le loro cosine a puntino, io.... beh... prova ad  immaginartelo caro diario, certo certo,  le mie solite jeans strette strette , la mia maglietta nera che adoravo,...e naturalmente (guai a spostarli di un millimetro)  i capelli  rigorosamente davanti agli occhi.
Appena  le ragazze videro la giostra a catenelle subito cominciarono ad entusiasmarsi e vollero assolutamente salire,
ed io...accidenti... mica potevo dir loro che avevo paura.....e noooo ,quando mai Cristina l’ascara  dava a vedere le sue paure ! E così con un sorrisino forzato  salii anch'io.
Appena la giostra cominciò a girare chiusi immediatamente gli occhi,... e mi aggrappai  alle catene  stringendole  più forte che potevo . Ebbene si. Tremavo di paura caro diario.
Ad un certo punto sentii qualcuno dietro di me che si attaccò  al mio seggiolino e cominciò a farmi oscillare di quà e di là. Iniziai  immediatamente ad urlare come una scema, ma non c’era verso che si staccasse da quel maledetto seggiolino, e quando si staccò mi dette una spinta bestiale  e mi urlò:" Piglia la codaaaa, piglia la codaaaa"
Io,  presa dal panico  cominciai a recitare una sfilza di parolacce impronunciabili, si, te lo giuro caro diario, davvero impronunciabili.
Allora queste due mani riafferrarono il seggiolino, lo girarono, ed io mi ritrovai faccia a faccia con un ragazzo che, con un tono molto irritato mi disse: " Senti un pò Cespuglio, scommetto che tu non frequenti di certo la scuola delle Orsoline, vero???, Una parola decente, quella tua boccuccia la sai dire almeno???"
"Cespuglio a chiiii????" gridai io, "Cespuglio a chi???"....  e lui
" Come Cespuglio a chi? Cespuglio a te!  Hai i capelli che sembrano un cespuglio! E sei pure carina accidenti, peccato che dici tutte stè parolacce!!


Vebbè, il giro per fortuna termino ed io scesi più in fretta possibile, le gambe ancora mi tremavano ma volevo scappare, mi vergognavo della paura che non avevo controllato e delle sfilza di parolacce che avevo recitato.  Ero ormai già fuori dal luna park quando sentii  la voce di quel ragazzo dietro di me che mi diceva:" Ehiii Cespuglio, come ti chiami???"
Ed io...accidenti… ci ricascai, e … con la… ehm... finezza che all’epoca  mi contraddistingueva gli risposi:" Va a cagare! "
E quella sera finì così.
Ma, sorpresa delle sorprese, il giorno dopo all'uscita di scuola, mentre mi stavo incamminando alla fermata dell'autobus,  sentii ancora quella voce: "  Ciao Cespuglio, ma scommetto che preferisci che ti chiami Cristina, vero?"   Mi girai e vidi lo stronzo della sera prima che sorrideva, e … beh… allora sorrisi anch’io.
Cominciammo a parlare. La prima cosa che mi disse fu che aveva dovuto insistere non poco con le mie amiche per farsi dire il mio nome e sapere dove avrebbe potuto trovarmi.
Non avremmo mai smesso di parlare quel giorno.
Si chiamava Adriano, frequentava la 4^ geometri, e mentre mi raccontava di lui, il mio cuore  cominciava a battere sempre più forte.
Più i giorni passavano e più non riuscivamo a fare a meno l’uno dell’altra, facevamo di tutto per vederci, stavamo molto bene insieme. Il mio primo bacio l’ho dato a
lui,....io..... non avevo mai baciato,....ricordo che prima di baciarlo glielo dissi:" Adriano.... io... non ho mai baciato nessuno"
Eravamo sotto il portico di casa mia,... lui prese il mio volto fra le sue mani,... appoggio le labbra sulle mie,...e mi baciò. Teneramente.
Fu bellissimo. Si.
La nostra storia finì quando nel mio cammino incrociai  due splendidi  occhi azzurri e me ne innamorai perdutamente.
Il giorno del mio matrimonio, quando i parenti stavano lanciando il riso, intravidi un volto a me familiare.
Era Adriano.
Si avvicinò a me, mi regalò il suo inconfondibile e bellissimo sorriso, e mi disse :" Sei molto bella Cespuglio!!.... e poi se ne andò.
Non lo rividi mai più. So che ora vive in Inghilterra.
Amici comuni mi hanno detto che ha una bella famiglia.
Chissà se si ricorderà  ancora di me?.

25.10.2002


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Da quando abito in campagna... Lui viene tutti i sabati..
 Non da subito, no,  ha iniziato…mmh vediamo… ad Ottobre... si, ad Ottobre.
 Era uno splendido sabato d'Ottobre, cielo limpido, vento leggero, splendido sole, erano circa le 8 del mattino, in casa dormivamo ancora tutti, il cancello ancora non era ancora stato riparato perciò  era semiaperto. Sentii arrivare una macchina,  mi alzai  immediatamente per andare a vedere chi fosse. Era Lui.... Rimasi stupita, incredula direi.  Che ci faceva Lui alle otto del mattino di un sorridente sabato ottobrino a casa mia??? Lo osservai dalla finestra. Lui scese dalla macchina, si guardò intorno e lentamente si diresse verso il frutteto. Aveva un mezzo sorrisino sulle labbra.  Stette lì un po’ e poi tornò indietro, ma non venne a suonare il campanello. Io aspettai, ferma immobile,  ad osservarlo da dietro la finestra.  Vidi che aprì il bagagliaio dell’auto, tirò fuori.... ma no, no, ma dai, ma… che ci faceva con quella roba??? Si si... erano proprio  un paio di pantaloni  da carabiniere e pure un paio di anfibi. Mah!   Poggiò il tutto  su  una panca in giardino, ritornò al bagagliaio,  tirò fuori un forbicione  di quelli che si potano le  siepi, un rastrello, un badile,  e un attrezzo per tagliare l'erba, mise tutto vicino alla panca e poi si sedette. Si guardava intorno, il sole gli illuminava il viso e lui  aveva un'espressione davvero felice....  Mi decisi ad uscire.
Ciao papà.... non hai suonato... che ci fai quì tutto solo???
E' la maniera di presentarti davanti a tuo padre??? Ti sei appena alzata dal letto?? Sembri un istrice, sei orribile,... tirati su quei capelli, mettili in ordine, per carità!!!
Papà mi mette sempre un pò di soggezione, andai subito a sistemarmi senza discutere ,  ma in silenzio  lo mandai a fanculo un centinaio di volte, credo. Mi dicevo...."Viene qui senza nemmeno avvertire... e critica pure, sempre con quel suo tono  autoritario , eppure lo sa che non lo sopporto ".
Dopo un pò ritornai....
Senti papà... ma che ci fai con quella roba?... Chi te l’ha data questa divisa?
Me l'ha regalata Bepi (Bepi è il suo più caro amico, un  ex caramba in pensione)... lui ne ha tante... mi serve per lavorare nel campo....
Per lavorare?... Ma sei venuto qui per lavorare???
Si.  C’è tanto da fare in questa casa, Cristina. Le piante sono tutte da potare..., guarda quella vigna come è messa... non vorrai mica che muoia eh..., e la siepe poi... guardala, è in  condizioni pietose... Che cosa ve la siete comperata a fare la casa in campagna se non sapete starci dietro, eh?
Aoooooo, ma sei venuto solo per criticare??? Sei sempre il solito.  Sono solo 2 mesi che ci abitiamo, non abbiamo ancora finito di sistemare dentro casa, come pretendi che fuori sia già tutto a posto?  accidenti,  possibile che non ti va mai bene nulla?
Dai... fammi indossare questa roba che comincio....... e sveglia i gemelli ... ho bisogno che mi diano una mano...
E comunque non sono venuto per criticare, volevo stare un po’ con te, ecco perché sono venuto.
Dici davvero?
Si che dico davvero.  Posso stare a pranzo con voi oggi?
Certo che puoi... che discorsi... Mamma lo sa che oggi sei qui da me?
Si lo sa.   Cristina, è un sogno vivere in questo posto, vero??
Si papà, si. Hai ragione, è un sogno che siamo riusciti a realizzare. Hai visto che meraviglia?
Mamma si lamenta  perché non vieni mai a trovarci. Perchè non vieni mai a trovarci, Cristina?
....... Ho poco tempo lo sai..... ma i gemelli sono sempre la da voi...e...
Io l'ho chiesto a te... p-e-r-c-h-è n-o-n- v-i-e-n-i m-a-i  -a – t-r-o-v-a-r-c-i???
Dai papà.. ti prego, non ho voglia di parlarne....
Sbrigati a parlarne Cristina... io... sono vecchio ormai. Va bene?
Dai, fammi mettere indosso questa roba  che comincio a lavorare, altrimenti non riesco a fare nulla.
Spero che nessuno ti veda... Ma non avevi altro da metterti?  Non ci posso credere,  vestito da carabiniere per potare le piante.  Se ti vedesse mamma saresti fritto. 
Scoppiamo a ridere. E ci abbracciamo.

(Papà... per il momento lo scrivo tra queste pagine del mio diario..."TI VOGLIO BENE" Sei unico. Sei adorabile. Lo so che tu ce la stai mettendo tutta. Lo sto facendo anch’io. Il ghiaccio si stà sciogliendo, un pò alla volta,  ti prego... abbi ancora un pò di pazienza.)  Novembre 2002

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